Mentre molta gente è impegnata nella conquista di terre e trofei in Assassin’s Creed: Valhalla, Vikings – una delle serie tv di maggior successo – conclude il suo percorso e lo fa in grande stile.

Vikings: la fine di una saga leggendaria

Scritta da Michael Hirst e arrivata sugli schermi nel Marzo 2013, la serie, a carattere storico, ha seguito le gesta di Ragnar Loðbrok (Travis Fimmel) e dei suoi figli.
Vikings si è imposta sul pubblico non solo come serial, ma anche come fenomeno culturale, influenzando il pubblico e indirizzando curiosità e interesse verso la storia della cultura norrena.

Nel corso della saga incontriamo molti personaggi dal forte carisma, alcuni mossi da desideri di conquista, altri da ciò che significa per loro stessi “essere un vichingo”. 

Alcuni sono invece mossi da sentimenti molto più forti, addirittura non compresi dai più. Sentimenti come l’amore, la passione. Sentimenti così forti da portare chi li prova all’autodistruzione e all’isolamento. 

Da contadino a re

Sebbene si tratti di una versione romanzata dei fatti e dei personaggi, le ricostruzioni di eventi, usanze, ambientazioni e costumi sono fedeli a ciò che era l’epoca narrata.
Così, durante una battaglia cruenta a suon di ascia e bellissime acconciature svolazzanti, facciamo la conoscenza di Ragnar Loðbrok e suo fratello Rollo (Clive Standen), passato alla storia come Rollone, duca di un territorio divenuto poi Normandia.

Ragnar è sposato con la shieldmaiden Lagertha (Katheryn Winnick), da cui avrà il primo figlio Bjorn “La corazza” Ragnarson (Alexander Ludwig). Sebbene sia un semplice contadino, oltre che un fortissimo guerriero, è spinto da ambizione e curiosità tali da portarlo a diventare prima jarl di Kattegat e quindi Re.
Amico fidato di Ragnar è Floki (Gustaf Skarsgård) il costruttore di navi ritenuto folle dagli abitanti del villaggio. Su questa presunta follia tornerò più avanti.

Vikings: il primo ciclo narrativo

I personaggi di Vikings seguono quindi le aspirazioni di conquista ed espansione: i vichinghi, guidati dal sempre più amato Ragnar, giungono in Britannia, nel Northumbria per la precisione, dove lasceranno il segno e profonde cicatrici sulla terra e nelle menti dei nordici cristiani. 

Qui faranno ostaggio il monaco Athelstan (George Blagden) che si rivelerà essere un personaggio chiave per il protagonista.

Ragnar inizierà a vedere il mondo in modo diverso, verrà contaminato dal pensiero del monaco tanto da pensare a un futuro diverso per i normanni. Ciò gli costerà la fiducia del suo grande amico Floki, mentre gli altri abitanti inizieranno a storcere il naso per l’arrivo di un cristiano nel loro villaggio. Ragnar avrà inoltre una relazione con una donna di nome Aslaug (Alyssa Sutherland) da cui avrà altri quattro figli: Ubbe (Jordan Patrick Smith), Sigurd “Serpente nell’occhio” (David Lindstrom), Hvitserk (Marco Ilsø) e Ivar “Senz’ossa” (Alex Høgh) nato con una grave malformazione che gli impedisce di stare in piedi. 

Sarà proprio accompagnato da quest’ultimo che partirà per l’ultima volta per la Britannia, andando incontro alla morte e alla conclusione del primo ciclo narrativo.

“Devi essere spietato.”

Con queste parole Ragnar si congeda dal figlio Ivar, affidandogli il futuro di Kattegat e dei norreni.

E Ivar lo sarà, spietato. Il secondo ciclo vedrà, infatti, protagonisti i figli di Ragnar in lotta tra loro.
Formeranno alleanze con altri regni, combatteranno fianco a fianco di vecchi nemici per reclamare Kattegat e la guida del popolo norreno. Reclameranno la discendenza dall’eroe fino a quando, dopo una cruenta battaglia fratricida, sarà proprio Senz’ossa a salire al potere.
Nel frattempo Floki, abbattuto dagli eventi e dalle perdite, stanco degli errori umani, parte alla ricerca di nuove terre approdando in quella che diventerà l’Islanda.
La famiglia si sgretola e solo Hvitserk rimarrà accanto ad Ivar, spinto da un amore fraterno che supera anche le crudeltà a cui avversari e cittadini verranno sottoposti.
Questo clima drammatico, dal ritmo sempre più incalzante, ci accompagnerà fino alla meravigliosa conclusione avvenuta pochi giorni fa. 

Follia e Amore.

Senza dubbio i personaggi di Vikings sono tutti iconici e caratteristici. Nessuno di loro è banale o stereotipato.
E a proposito di stereotipi, ci tengo a sottolineare come, nel corso delle varie stagioni, le donne presenti nella serie non siano mai ridotte a ruoli minori, a principesse da salvare o rese mascoline solo per dare loro un’apparente forza. Shieldmaiden -e non- sono guerriere, non soltanto sul campo di battaglia. Sono donne che conservano la loro femminilità mentre spaccano crani con la loro ascia. 

Tuttavia, vorrei porre l’attenzione su tre personaggi in particolare, tanto diversi tra loro ma con delle similitudini: Ragnar, Floki e Ivar.

Tutti e tre ritenuti folli, temuti, isolati, abbandonati. 

Ma la loro era davvero follia? La risposta, da parte mia, è un enorme: No!

Allora, cosa accomuna personaggi così distanti da loro? Sicuramente l’amore.
Amore per le proprie origini, per i propri dei. Amore per la scoperta e per il viaggio, per le terre ancora da scoprire.
Ragnar amava le novità, Floki amava Ragnar più di ogni cosa, persino più di Thor e Odino. Ivar amava il padre a tal punto da esaudire il suo lascito di essere spietato, annichilendo i suoi sentimenti e le sue paure, la sua stessa condizione fisica è stata sopraffatta dal desiderio di Ragnar.
Così, mentre il primo è morto per il suo amore e Floki ha abbandonato la sua terra perché ciò e chi amava gli sono stati sottratti, Ivar ha distrutto e si è auto-distrutto nel nome del padre e dei vichinghi.
Personaggi così, raramente si trovano sullo schermo.
Onore a Ragnar, Floki e Ivar!

Vikings: una serie TV ad altissimi livelli

Indubbiamente il lavoro svolto nel corso degli anni è encomiabile.
Non solo i protagonisti, ma anche i personaggi secondari, sono stati interpretati da bravissimi attori, capaci di portare attraverso parole, gesti ed espressioni i vichinghi sullo schermo.
Girata in Irlanda, ci ha regalato ambientazioni mozzafiato quali il lago di Lough Tay, la cascata di Powerscourt e il fiume Boyne.

La colonna sonora, composta da Trevor Morris è suggestiva e perfetta per ogni scena.

Sebbene alcuni fan siano rimasti scontenti dal secondo ciclo narrativo, la saga rimane sempre fedele e coerente a se stessa. L’intenzione non era quella di narrare le gesta del Re Ragnar Loðbrok ma l’epopea di una famiglia.
Ivar è stato quindi degno successore, se non altro per carisma, del padre.
Sebbene non abbia vinto premi, è una serie già cult che ha lasciato il segno e lo lascerà ancora in futuro.

In conclusione

Dopo aver assistito al finale della saga ciò che rimangono sono le forti emozioni provate e anche la curiosità per il sequel annunciato e di cui è stato appena mostrato il cast: Valhalla. 

Nell’attesa non ci resta che brindare a Vikings: SKÅL!