Studio Ghibli: dall’immaginazione alla realtà

Totoro

Nel deserto del Ghibli soffia un vento caldo, che ha preso il suo stesso nome. Un vento che spazza le dune portando con sé granelli di sabbia, polvere, ma anche storie e ricordi. E sono proprio Storie, con la “s” maiuscola, quelle che ci narra lo Studio Ghibli.

L’origine dello Studio Ghibli

Il Ghibli diede il nome ad un aereo di produzione italiana, il Caproni Ca.309. Di importanza fondamentale nelle prime fasi della seconda guerra mondiale a livello strategico e per lo sviluppo italiano perché innovativo.
Un nome che si fissò bene nella testa di un appassionato di aviazione nato in Giappone nel 1941 e con un sogno.

L’immaginazione è uno strumento fluido, caldo e malleabile, in grado di generare interi mondi, nuove tecnologie, storie fantastiche.

Quando vola libera può dare il meglio di sé. Quando il suo flusso investe un oggetto reale, lo plasma, lo erode e lo trasforma. Lo sposta e modifica come il vento del deserto fa con le dune.

Nel 1985, Hayao Miyazaki, l’appassionato classe ’41 di cui sopra, stava fondando insieme a Isao Takahata e Toshio Suzuki un nuovo studio di produzione. Proponendo come nome “Studio Ghibli”, tenne bene in mente queste considerazioni. 

Un sogno chiamato Studio Ghibli

Lo Studio Ghibli nasce con l’idea di rappresentare quella ventata innovativa e creativa che avrebbe generato qualcosa di nuovo e sensazionale nell’animazione giapponese.

Per chi si è chiesto quale sia la pronuncia corretta, anche se la parola d’origine è straniera, si decise che la pronuncia sarebbe stata giapponese. Una g dolce al posto di una dura: “Gibli”.

I tre fondatori erano già veterani del mondo dell’animazione nipponica. Sotto la loro guida si formò un team di lavoro che ha riunito alcuni tra i migliori lavoratori del settore. Questo rese quelle dello Studio Ghibli delle produzioni d’eccellenza.

Conta circa 150 dipendenti ed è rimasto l’unico a produrre film d’animazione con le tecniche di disegno tradizionali, volendo così contrastare l’impiego massiccio della computer grafica. Questo elemento è considerato dai membri dello Studio Ghibli un forte segnale di qualità e distinzione dalla produzione di massa, considerando le opere realizzate delle vere e proprie creazioni artigianali.

Solo nel 2018 viene utilizzata la CGI, nel cortometraggio Kemushi no Boro.

I traguardi dello Studio

Trailer de Il Castello Nel Cielo

Se la fondazione dello Studio Ghibli risale al giugno 1985, cavalcando l’onda del successo ottenuto con il lungometraggio “Nausicaa della Valle del Vento” del 1984 (precedentemente serializzato come manga nel 1982 sotto etichetta Tokuma Shoten), il primo film ufficialmente uscito sotto il marchio dello Studio Ghibli è “Il Castello nel Cielo” del 1986,  una sceneggiatura tratta da “I viaggi di Gulliver” rimodellati dal vento dell’immaginazione di Miyazaki.

La mascotte simbolo dello Studio è tratta invece dal film “Il mio vicino Totoro”, del 1988 in contemporanea con “Una tomba per le lucciole”, ed è per l’appunto Totoro, uno spirito della foresta protagonista del lungometraggio.

Il primo vero successo di botteghino però arriva nel 1989 con “Kiki, consegne a domicilio”, seguito dal film con maggiore incasso in Giappone nel 1992, “Porco Rosso”.

PomPoko”, 1994, è stato il primo film dello Studio Ghibli a usare la computer grafica, mentre “I sospiri del cuore” è stato il primo film giapponese girato in Dolby Digital, nel 1995.

Nel 1997, con “La Principessa Mononoke”, si stabiliscono dei nuovi primati:

  • È stato il primo film di Miyazaki a utilizzare la computer grafica
  • Primo dello Studio Ghibli a usare la colorazione digitale
  • Il primo film d’animazione giapponese della storia a incassare al botteghino oltre dieci miliardi di Yen
  • Primo lungometraggio animato in assoluto a vincere un National Academy Award come film dell’anno.
Statua tratta da Il Castello Nel Cielo, presente nel giardino del Ghibli Museum a Mitaka, Tokyo
Statua tratta da Il Castello Nel Cielo, presente nel giardino del Ghibli Museum a Mitaka, Tokyo

La conquista dell’Oscar

Giunge poi il 2001, l’anno in cui viene toccato l’apice. Hayao Miyazaki adatta il romanzo “Il meraviglioso paese oltre la nebbia” di Sachiko Kashiwaba e crea “La Città Incantata”:

  • Suo primo film a utilizzare un processo produttivo digitale al 100%
  • Primo film a incassare oltre 275 milioni di dollari in tutto il mondo, di cui 230 sul solo mercato giapponese, diventando così il film con il maggiore incasso in patria e sbalzando dal podio il “Titanic” di Cameron
  • Unico anime, unico lungometraggio animato con tecniche tradizionali e unico prodotto realizzato al di fuori dei paesi di lingua inglese vincitore dell’Oscar come Miglior Film Animato.

Nel 2004 Hayao Miyazaki sceneggia e dirige “Il Castello errante di Howl”, tratto dall’omonimo romanzo di Diana Wynne Jones. Con quest’opera ottiene il Leone d’oro alla carriera al festival di Venezia nel 2005, diventando l’unico produttore di film d’animazione a conquistare l’Oscar e il Leone d’oro.

Nel 2006 entra in scena il figlio, Gorō Miyazaki, che sceneggia e dirige il suo primo film, “I racconti di Terramare”.

Dal 2008, con “Ponio sulla scogliera”, lo Studio Ghibli resta l’unico a utilizzare tecniche di disegno tradizionali.

A settembre del 2013, durante la presentazione di “Si alza il vento”, Hayao Miyazaki annuncia il suo ritiro dal mondo dell’animazione, per poi ritrattarlo nel 2015 per lavorare al cortometraggio “Kemushi no Boro”.

Insoddisfatto dal risultato, nel 2016 Miyazaki annuncia di voler lavorare a un nuovo lungometraggio che richiederà cinque anni di lavorazione. Nel 2017 viene rivelato essere tratto dal romanzo del 1937 di Genzaburo Hoshino “Kimi-tachi wa do ikuruka?”

Lo Studio Ghibli all’estero

Totoro, la mascotte dello Studio
Totoro, la mascotte dello Studio

A causa dei pesanti tagli che subì la versione americana di “Nausicaa”, lo Studio Ghibli ha adottato una politica estremamente dura con la distribuzione al di fuori del Giappone dei propri prodotti, scegliendo una linea ferma e decisa di “Niente Tagli”.

Quando la Miramax volle proporre una rielaborazione de “La Principessa Mononoke” con tagli per renderlo più commerciale, la risposta fu “O così o niente”.

Grazie a questa scelta, seguita senza compromessi dallo Studio, possiamo godere dei suoi prodotti senza che vi siano alterazioni, in quanto anche gli adattamenti vengono seguiti e controllati dalla casa giapponese per garantire che rispecchino perfettamente lo spirito originale del film.

Quali sono i vostri film preferiti dello Studio Ghibli? Fatecelo sapere lasciando un commento qui sotto.

Author: Fabio M. Piacentini
Classe 81. Dal ‘92 giocatore di ruolo con D&D BECMI. Appassionato di GdR, GdT, Anime, Manga e Videogiochi (prevalentemente avventure single player con una storia cinematografica), si diletta in scrittura con alcuni racconti brevi horror, master per l’associazione locale GdR Viterbium.

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