Intervista a Gabriella Bertolino, autrice di Danza Macabra.

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Intervista a Gabriella Bertolino, autrice di Danza Macabra.

Ho avuto la fortuna di poter intervistare questa giovane autrice che mi ha raccontato molto di sé e dei suoi libri, non mancando di dare anche qualche consiglio.

Iniziamo l’Intervista a Gabriella Bartolino!

Ciao Gabriella. Ti ringrazio infinitamente per aver accettato l’intervista. 

Grazie a te per l’opportunità, davvero! È sempre un piacere rispondere a qualche domanda, mi diverte molto!

Iniziamo con una domanda obbligatoria: Come nasce Danza Macabra?

Danza Macabra nasce da un incubo di qualche anno fa. Il mio migliore incubo, direi. 

Un incubo? Nel racconto è presente?

Sì, in ogni dettaglio, eccetto un particolare che inserirò nell’ultimo libro. Ci tenevo a trasporre la storia esattamente per come mi è stata “suggerita” da Rainbow quella notte – è così che mi piace interpretare il nostro incontro. È stato un incubo molto lungo, molte scene del primo romanzo vi si rifanno, non soltanto una. È questo che lo rende ancora più speciale e importante, per me. 

Come sono nati invece i tuoi personaggi? 

I personaggi principali erano presenti nel sogno, altri si sono semplicemente aggiunti durante la stesura, come il villain principale, Artemyia. Per mesi mi sono messa davanti al pc a cercare di capire dove volesse portarmi la storia, è stato un viaggio lungo e inaspettato, che tutt’ora continua. Sebbene molti elementi all’interno del libro siano prodotti “diretti” della mia mente, al contrario di quelli del sogno che preferisco pensare come “indiretti”,  non mi sono mai messa a studiare a tavolino un piano o una trama, almeno per quanto concerne il primo romanzo. La storia si è svelata pezzo per pezzo, ha seguito il suo naturale corso degli eventi, senza che avessi bisogno di forzarla – anche perché i personaggi che la muovono sono troppo testardi perché possa forzarli davvero a fare qualcosa. Si fanno scrivere e disegnare solo quando vogliono. I romanzi successivi stanno richiedendo uno sforzo maggiore, ma solo perché mi tocca scoprirne la trama da sola, senza passare per i sogni. 

Chi sono Mina e Rainbow?

Sono le protagoniste di Danza Macabra. 

Be’, per la verità Rainbow lo è un po’ di più, perché è lei che racconta la storia e che la vive. 

Non considero Danza Macabra una mia biografia, ma ammetto che Rainbow mi somiglia più di quanto avrei mai immaginato. Abbiamo lo stesso carattere, le stesse idee e le stesse paure, e avremmo compiuto le stesse scelte. Credo che ciò basti a renderci praticamente identiche.

Tuttavia, esiste un dettaglio che, seppur minimo, ci rende totalmente differenti: io ho ancora la mia Luce, la mia gemella, mentre Rainbow no. 

Per quanto riguarda Mina, è complicato da spiegare. In lei c’è molto della mia gemella, anche se solo una parte – per fortuna, direi. C’è anche molto della mia migliore amica, che è la persona più buona che conosca. E in qualche modo, temo, c’è anche un po’ di me. 

Come descriveresti  il tuo processo creativo? 

Mi è difficile parlare di ispirazione, perché molti la definiscono come qualcosa che arriva e poi se ne va regolarmente, come un ospite venuto a prendere un tè alle cinque del pomeriggio.

In questo senso, nessuno ha mai bussato alla mia porta per poi andarsene, né mi è capitato di restare ad aspettare invano senza che arrivasse.

O forse ho aperto la porta una volta e poi ho sequestrato l’ospite, non saprei. 

Credo che l’ispirazione ci sia sempre e basta, come un organo al pari del cervello e del cuore, che funziona e non si può smettere di usare. Il punto è usarlo bene e stare ad ascoltarlo. 

Non ho un rituale specifico o un processo unico per scrivere. Ho dei modi per stimolare la scrittura, certo: la musica strumentale – per intenderci, senza l’ausilio di una parte vocale, – immagini e foto di paesaggi o oggetti che trovo su Pinterest, che da anni è il mio migliore amico. E leggere. Leggere è ciò che più di tutto fa nascere il mio bisogno di dire a mia volta, di comporre, intrecciare e plasmare termini e parole. 

Decidi tu le storie dei personaggi o lasci che siano loro a raccontarle?

Lascio che siano loro a vivere le loro vite e a compiere le loro scelte, mi riservo solo il compito di ascoltarle e trascriverle. Sono capace di aspettare che un personaggio si decida a raccontarmi la sua storia letteralmente per anni. 

Hai già pubblicato il seguito, Litania Lugubre. Hai iniziato pensando a una saga?

All’inizio sapevo che la storia di Rainbow non si sarebbe fermata a quell’unico romanzo. Sapevo che aveva tanto altro da dirmi, e sapevo che purtroppo le sue disgrazie erano appena cominciate. Ancora prima di pensare alle trame dei seguiti, ero sicura che i libri sarebbero stati tre. Poi un giorno ho fatto l’errore di chiedere a un personaggio secondario cosa stesse facendo nel frattempo che la storia procedeva, e i libri sono diventati cinque. Mai fidarsi dei personaggi secondari. Mai. 

Ci sono differenze tra il primo e il secondo volume? Sapremo di più su Cameron?

Assolutamente sì, e mi sento di aggiungere: per fortuna. 

Innanzitutto nello stile di scrittura. Scrissi Danza Macabra a diciassette/diciotto anni, e per quanto la mia editor e i miei lettori siano rimasti entusiasti del mio modo di scrivere di allora, ad oggi ne riconosco i limiti. Per quanto complesso, era ancora acerbo, come tutto ciò che sboccia e ha bisogno del proprio tempo per maturare. Senza contare che Rainbow non mi ha permesso di scrivere molte cose che avrei voluto, di approfondire alcuni passaggi o arricchire alcune descrizioni, semplicemente perché non era il momento e sarebbe stato troppo distante da lei, dal suo odio verso ciò che le stava attorno. Con Litania Lugubre, scritto fra i diciannove e i venti anni, ho avuto il mio riscatto, in quanto amante delle parole. Rainbow si approccia a una nuova vita, riscopre la bellezza nascosta in ciò che la circonda, nonostante si ostini a rifiutarla. Ecco perché il secondo romanzo è diverso e insieme molto più grande del primo: siamo cresciute entrambe, abbiamo vissuto entrambe.

Poi, come ho detto, Rainbow è diversa, cerca di andare avanti e sviluppa una curiosità tutta nuova per il mondo in cui vive. E sì, il suo mondo, almeno nel secondo libro, graviterà quasi unicamente intorno alla famiglia Aidenair, la famiglia di Cameron, di cui si scopriranno molte, moltissime cose. 

Come nasce il tuo amore per il macabro e il Dark Fantasy?

Sono certa sia nato quando ero piccola. 

Preferivo i villain agli eroi, amavo Tim Burton, mi piacevano le illustrazioni con i colori cupi e freddi, adoravo leggere descrizioni di atmosfere tetre e oscure…  Non ricordo un episodio specifico che abbia dato inizio a questa continua ed imperterrita preferenza per le sfumature dark e grottesche delle realtà che mi circondavano. Funziono così e basta, da sempre. 

Una cosa curiosa è che scoprii che il dark fantasy rappresentava un genere unico solo dopo averne scritto effettivamente uno. Quando la mia editor mi chiese di dare un nome a ciò che avevo prodotto, mi misi a cercare tutti i sottogeneri di fantasy e così ne scoprii l’esistenza. Da allora ho finalmente capito in che reparto della Feltrinelli trovare i libri che amo di più. 

Sei anche illustratrice. I tuoi disegni nascono dalle pagine o il contrario?

Il disegno nasce dal bisogno di dare una forma diversa alle mie stesse parole, di arricchirle e svelarne i segreti nascosti, come aprire una porta chiusa a chiave – ma la chiave la posseggono solo i lettori. Ogni mia illustrazione ha sempre una frase che l’accompagni, ho bisogno della scrittura per ancorarmi a un significato di fondo, a un concetto, a un’emozione. Non riesco a disegnare se prima non do al disegno una voce scritta.

So che tieni anche un corso di scrittura creativa. Cosa significa trasmettere ad altri ciò che sai fare?

Più che trasmettere agli altri ciò che so fare – che non è poi tanto, ancora – cerco di aiutare coloro che seguono il corso a tirare fuori le loro potenzialità, che sono moltissime. Mi piace dar loro gli strumenti per prendere piena consapevolezza del loro stile e delle infinite possibilità che la scrittura può offrire, se si ha la passione per apprenderle. Sono già tre o quattro anni che tengo il corso di scrittura, e sebbene all’inizio non fossi per nulla convinta di poter essere utile a chi mi ascoltava blaterare del potere delle parole, ad oggi sono al cento per cento convinta di volere che diventi un mestiere. All’estero esistono intere facoltà universitarie dedicate alla scrittura creativa, e vorrei far in modo che ciò avvenga anche in Italia un giorno.

Hai consigli per chi sta scrivendo o vuole pubblicare la sua opera?

Un consiglio che tengo sempre a dare è: accettate di essere soli. Vi capiterà di non essere capiti, di ricevere una critica o un’opinione negativa, di non riscontrare l’interesse che speravate, di non essere accettati da una casa editrice, che un amico a cui tenete non trovi il tempo di leggere il vostro libro, che non comprenda l’importanza che la scrittura ha per voi o che, peggio, non apprezzi ciò di cui voi invece andate fieri. Fa male, so che fa male, ma non per questo dovete smettere di scrivere. Ricordate perché amate scrivere e fatelo, indipendentemente da ciò che gli altri penseranno o non penseranno di voi, dalle attenzioni che decideranno di concedervi o meno. Ricordatevi che non conta altro se non ciò che amate fare. 

Grazie ancora. È stato un piacere parlare con te. Ci vediamo tra le tue pagine.  

Il piacere è stato mio! 

Del primo libro ne ho già parlato nella recensione di Danza Macabra di Gabriella Bertolino.

Ora, non ci resta che seguire il futuro di questa autrice; in attesa dei suoi prossimo, e sicuramente interessanti, progetti.

Author: Friedrich Ziege
Nasce nei primi '80. Divoratore di libri e cinema horror sin dalla tenera età, presto si appassiona alla scrittura. Dietro la maschera si nasconde una personalità estremamente curiosa di tutto. I suoi punti di riferimento sono Poe, Lucio Fulci, Tolkien e Hideaki Anno. Gli bastano un libro fantasy, una stanza e musica post-rock per stare bene.

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