I giochi di ruolo non hanno bisogno di dadi!

Troppo a lungo la nostra visione del gioco di ruolo si è fossilizzata su tanti colorati poliedri che da sempre dominano i nostri tavoli, faccine piene di numeri e valori che decretavano vita, morte e imprese dei nostri amati personaggi, i protagonisti delle storie che scrivevamo collettivamente attraverso le nostre parole, nonostante ciò tendiamo a sottovalutare troppo il fatto che i dadi sono solo un mezzo che ci permette di mettere insieme i mattoni di quelle realtà immaginarie che tanto ci fanno sognare.

In questo articolo non parleremo di dadi, o meglio, non parleremo solo di dadi, oggi parleremo di mezzi, e per mezzi intenderemo tutti gli elementi casuali che ci permettono ogni giorno di piangere, ridere ed emozionarsi attraverso delle ballerine probabilità. 

Perché proprio i dadi?

I dadi sono il mezzo più diffuso per giocare di ruolo per molti motivi: sono intuitivi, facili da leggere, resistenti, tascabili, veloci da “usare” e non solo.

I dadi hanno un’origine antichissima, addirittura risalente a più di cinquemila anni fa. Usati dapprima come strumento divinatorio e successivamente diventati un gioco, erano già famosi tra le antiche popolazioni americane precolombiane e in tutto il Mediterraneo, dall’Egitto fino alla Grecia e all’antica Roma.

Proprio per questo non ci è troppo difficile immaginare il motivo per cui oggi siano così diffusi: una combinazione vincente di situazioni fortunate che li hanno fatti rimanere il sistema casuale più famoso fino ad ora. 

Non solo dadi…

I dadi poliedrici saranno anche il sistema casuale più famoso ma certamente non sono l’unico, basti pensare alle semplici carte da gioco o alle classiche “biglie in un sacchetto” che tanto ci hanno fatto scervellare davanti al libro di matematica.

Che abbiate studiato o meno le probabilità, alcuni creatori coraggiosi hanno scelto di adottare altri mezzi per dar vita ai loro universi, basti pensare ai Tarocchi di “Sine Requie” (e Sine Requie anno XIII) o alle tessere esagonali del nuovissimo “Not the End”, entrambi si basano su sistemi originali che hanno ripudiato il Dado e hanno accolto a braccia aperte le carte o il malefico sacchetto dalle mille probabilità.

Altri giochi invece hanno stravolto i dadi o ucciso la dea fortuna, per questi casi prenderemo come esempio i dadi privi di valori numerici di “La Leggenda dei cinque anelli” o il sistema masterless di “Lovecraftesque”, da una parte vediamo l’abbandono dei numeri in vigore di un sistema pulito e ordinato, dall’altro invece l’abbandono di ogni forma di casualità matematica in vigore dell’immaginazione dei nostri “compagni di gioco”.

Se il primo sceglie di sfruttare dei dadi portando innovazione, il secondo sceglie di portarla sfruttando la casualità dell’immaginazione umana.

Ambedue sono giochi che hanno saputo sfruttare due cose completamente diverse tra loro.

La casualità è la benzina del nostro divertimento

A discapito di ogni aspettativa, la casualità è ciò che ci rende liberi e ci dona la capacità di abbattere i binari impostici da normali libri o fumetti, è ciò che ci fa vivere mille vite ed è l’entità che ci permette di ridere e piangere.

Che voi usiate dadi, carte o qualsiasi altra cosa l’inventiva di un autore abbia partorito, non preoccupatevi.

Tutti i mezzi citati sono solo degli strumenti che danno carburante alle nostre partite.

Immaginate, divertitevi e ridete…

…e incavolatevi per gli “1” sul d20, è colpa di quel numero sul Dado se il vostro barbaro è morto.

Author: Luca Brasiliano
Giovanissimo abruzzese forgiato dalla cultura pop e dai romanzi dei grandi Tolkien, Asimov e Lovecraft. Attivo membro dell'associazione ludica San Benedettese "Spazio Ludico" ed ex-studente di disegno e sceneggiatura alla scuola di fumetto adriatica, ha conosciuto il mondo dei Giochi di Ruolo da tavolo a circa 14 anni per diventare un Narratore a 16 e tutt'ora gioca e narra quasi quotidianamente molteplici GDR italiani e non. Oltre a questo è anche un videogiocatore che rimanendo nella sua nicchia di "qualche ora a settimana" può vantare una conoscenza decente della cultura videoludica su console, PC e mobile.

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